Materie prime critiche, un tesoro sotto la Sicilia

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Tungsteno, molibdeno, antimonio. Ma anche lo stronzio, l’elemento più famoso della tavola periodica per l’assonanza con un sostantivo volgare, in realtà preziosissimo per le nuove tecnologie, la metallurgia e la pirotecnica.

Sono alcune delle materie prime critiche che potrebbero trovarsi nel sottosuolo siciliano, e che il Governo punta a recuperare riaprendo le miniere. Al momento sono solo ipotesi, spiega a FocuSicilia Fiorenzo Fumanti, geologo dell’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nonché membro del Tavolo tecnico sulle materie prime critiche dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. “Sicuramente il terreno siciliano, come quello italiano, può avere quantità significative di questi materiali, ma per sapere dove si trovano occorre un aggiornamento della ricerca mineraria“. La direzione in cui si va, conferma l’esperto, è la riapertura degli impianti secondo criteri di sostenibilità. “L’approvvigionamento delle materie prime è al centro delle agende politiche internazionali, e anche l’Unione europea ha emanato un regolamento. L’Italia deve adeguarsi, ma serve tempo, perché abbiamo perso 40 anni“.

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Le miniere siciliane, che erano centinaia ed estraevano principalmente zolfo, furono chiuse negli anni Ottanta, essenzialmente per la loro anti economicità. “In quel periodo l’industria mineraria si ferma, non solo in Italia ma anche in altri Paesi europei”, spiega Fumanti. “Nello stesso periodo la Cina comincia ad accaparrarsi le materie prime critiche, in Asia, Africa, Sudamerica e Australia. Oggi ha il controllo di gran parte delle materie prime minerarie raggiungendo in alcuni casi, come per la grafite e le terre rare, quasi il monopolio nella produzione e nella raffinazione”. Una strategia che l’Europa, in una prima fase, ha assecondato. “L’estrazione e la lavorazione di questi materiali erano costose e inquinanti, quindi ci faceva comodo che se ne occupassero al posto nostro. Purtroppo, come per il gas russo, abbiamo sottovalutato le implicazioni geopolitiche“. Dopo l’invasione dell’Ucraina l’Europa ha deciso di correre ai ripari con il Critical Raw Materials Act, approvato a inizio maggio 2024. “Questo regolamento prevede che da qui al 2030 i Paesi Ue raggiungano il 10% di estrazione di materie prime strategiche, e che ne riciclino un ulteriore 25%. Inoltre dovranno dotarsi di impianti capaci di trattare almeno il 40% del fabbisogno europeo”.

Fonte: focusicilia.it