Il Comune di Massa presenta i Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi

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Con una conferenza trasmessa in streaming, il Comune di Massa ha effettuato la prima presentazione dei Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (PABE), la cui realizzazione è avvenuta con la collaborazione del Centro di GeoTecnologie dell’Università di Siena. Il professore Luigi Carmignano del Cgt, affiancato dal sindaco Francesco Persiani, ha spiegato, con una serie di slide, i vari punti di questo piano che dovrà, ora, essere approvato dal consiglio comunale una volta completati i passaggi alla commissione urbanistica di competenza.

Ma cosa sono i pabe? Sono dei piani, come consiglia il nome, finalizzati all’attuazione del piano paesaggistico della Regione Toscana (Pit), in particolare sono stati commissionati, secondo quanto detto dal professor Carmignani, alla tutela del paesaggio. In tutto, per le Apuane sono state disposte 21 schede Pit, di cui 7 sui territori del Comune di Massa. I pabe sono stati realizzati sulle indicazioni di queste 7 schede, inerenti i 9 bacini estrattivi presenti nel territorio comunale: bacino del Monte Cavallo, Piastreta-Sella, Valsora Giacceto, Carchio, Caprara, Madielle, Brugiana, Carrara-Massa, Fondone Cerignano.

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L’Università di Siena, incaricata nell’agosto del 2018 di occuparsi della realizzazione dei pabe su finanziamento al 100% pubblico, ha quindi redatto i documenti richiesti dalla Regione Toscana e in particola dal Piano regionale cave (Prc), prima di dedicarsi agli obiettivi prefissati dal comune: la tutela del paesaggio e la tutela del valore ambientale delle Apuane, unito alla salvaguardia della risorsa economica generata dalle attività estrattiva. In particolare, il professor Carmignani ha spiegato che i pabe si occuperanno di: quanto materiale verrà estratto nei prossimi 10 anni, sempre sottostando al prc; dove verrà estratto, con i limiti delle aree contiguee individuate dal Parco delle Alpi Apuane e come verrà estratto il materiale.

Particolare attenzione è stata data all’intervisibilità delle coltivazioni, ovvero alla visibilità delle cave e delle via di cava dalle zone esterne alla valle del Frigido. Ma uno dei punti salienti della presentazione dei piani riguarda l’eventuale allargamento delle zone di escavazione: i pabe non prevedono, ha spiegato il Carmignani, l’apertura di cave a cielo aperto in territori che in precedenza non siano già stati soggetti ad escavazione. In particolare, non verranno toccate le aree boschive e, data anche la legge regionale che vieta la costruzione dei ravaneti, non verrà utilizzato suolo vergine.

Secondo il professore Carmignani, con i Pabe, il 75% delle aree estrattive avranno una conservazione paesaggistica totale nei prossimi dieci anni, periodo in cui saranno validi questi piani. L’attività in sottosuolo è stata infatti favorita rispetto a quella a cielo aperto. Così come la riqualificazione naturale dei siti estrattivi che, sempre secondo il tecnico dell’Università di Siena, è maggiore, in questi piani, rispetto all’escavazione.

Fonte: www.voceapuana.com