Previsioni Economiche 2026: Atterraggio Morbido, con Avvertenze

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L’economia globale dovrebbe crescere a un ritmo più moderato nei prossimi anni, offrendo una prospettiva cauta ma complessivamente positiva. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) prevede una crescita del 3,2% nel 2025 e del 3,1% nel 2026, al di sotto della media pre-pandemia del 3,7%, ma senza segnali di recessione. Le previsioni di Morgan Stanley indicano una crescita del 3,0% nel 2025 e del 3,2% nel 2026 e 2027.

Nelle economie avanzate, la crescita dovrebbe attestarsi intorno all’1,5–1,6%, mentre nei mercati emergenti dovrebbe superare il 4%. Ciò suggerisce un “atterraggio morbido”: la crescita si modera, l’inflazione diminuisce gradualmente e le banche centrali allentano le politiche con prudenza, senza azioni aggressive.

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Le politiche delle banche centrali stanno tornando a livelli più normali. Si prevede che la Federal Reserve riduca i tassi al 3,0–3,25% entro metà 2025, prima di fare una pausa. La Banca d’Inghilterra dovrebbe portare i tassi al 2,75%, mentre la Banca Centrale Europea, confrontandosi con inflazione bassa e crescita lenta, potrebbe ridurre i tassi più di quanto previsto dal mercato. Il Giappone si distingue come unica grande economia a prevedere un aumento dei tassi: la Banca del Giappone dovrebbe portare i tassi allo 0,75% entro dicembre 2025.

Nel commercio internazionale, i dazi statunitensi continuano a influenzare l’economia globale, generando circa 300 miliardi di dollari all’anno e raggiungendo il 12,1%, il livello più alto dal 1934. Nonostante possibili sfide legali, l’impatto economico è stato assorbito più facilmente del previsto. UBS prevede una leggera flessione all’inizio del 2026, con i dazi che influenzano i prezzi negli Stati Uniti, seguita da un rafforzamento della crescita a partire dal secondo trimestre. I cambiamenti strutturali sono rilevanti: le catene di approvvigionamento si diversificano, le rotte commerciali possono cambiare permanentemente e gli Stati Uniti utilizzano i dazi come strumento economico.

La Cina, da parte sua, affronta sfide interne come deflazione, crisi immobiliare e rallentamento della crescita domestica. La strategia cinese punta a rafforzare industria ed esportazioni, posizionandosi come partner commerciale affidabile, soprattutto per il Sud Globale, mentre gli Stati Uniti si allontanano dal multilateralismo. Morgan Stanley prevede una crescita del PIL reale cinese del 5% nel 2026, supportata da interventi governativi anticipati. Tuttavia, questa strategia comporta rischi globali: la sovraccapacità industriale potrebbe invadere i mercati internazionali e le tensioni commerciali potrebbero intensificarsi.

Complessivamente, l’economia globale sembra pronta per un atterraggio morbido, bilanciando una crescita moderata con inflazione in calo. Resta tuttavia fondamentale tenere in considerazione i rischi: i cambiamenti strutturali nel commercio, le dinamiche dei mercati emergenti e le divergenze nelle politiche delle banche centrali influenzeranno i prossimi anni. Investitori e policymaker dovranno muoversi con prudenza in un contesto più cauto che entusiasta, ma non necessariamente recessivo.

Fonte: www.visualcapitalist.com

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