L’industria del marmo di Carrara continua a generare un elevato valore economico nonostante una significativa contrazione dei volumi produttivi, secondo i dati presentati alla 3ª Commissione Permanente Consultiva sulle Politiche del Marmo dal dirigente Giuseppe Bruschi.
I 25,398 milioni di euro registrati rappresentano entrate per il Comune derivanti dall’attività estrattiva, ma non descrivono direttamente l’andamento complessivo del settore. I dati industriali evidenziano piuttosto una trasformazione strutturale: meno materiale estratto, ma maggiore valore unitario.
La produzione di blocchi nel 2025 si è attestata a poco più di 600.000 tonnellate, uno dei livelli più bassi degli ultimi decenni, confermando un trend in costante diminuzione. Il dato risulta inferiore anche rispetto agli anni della pandemia, segnalando la profondità della contrazione. Le prime indicazioni per il 2026 suggeriscono una sostanziale continuità su questi livelli.
Per quanto riguarda le altre categorie, si osservano dinamiche differenziate: la scaglia bianca si attesta a 873.000 tonnellate, in lieve calo, mentre le scaglie scure salgono a 1,2 milioni di tonnellate. La produzione di scogliere si dimezza rispetto al 2024, mentre le terre restano stabili intorno alle 293.000 tonnellate, pur rimanendo lontane dai livelli degli anni precedenti.
Nonostante la riduzione dei volumi, il settore continua a garantire risultati economici rilevanti, sostenuto dall’aumento dei prezzi e dalla domanda internazionale di materiali di alta qualità. Si consolida così un passaggio da un modello basato sui volumi a uno fondato sul valore.
Tra le novità del 2025 si segnala inoltre l’introduzione del contributo idrico, che prevede la partecipazione delle imprese ai costi di depurazione delle acque legate all’attività estrattiva. Nei primi quattro mesi dell’anno sono stati già destinati circa 120.000 euro a questo scopo.
Nel complesso, emerge un settore che produce meno in termini quantitativi, ma che mantiene — e in parte rafforza — il proprio peso economico. La sfida futura sarà conciliare questo modello ad alto valore con l’occupazione e la sostenibilità nel lungo periodo.

































