Così la crisi nel Mar Rosso ha già colpito l’Italia

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L’Italia soffre per la crisi nel Mar Rosso: tra danni potenziali e già attuali, il Paese teme che una tensione prolungata danneggerà fortemente l’import nazionale.

Gli effetti della crisi nel Mar Rosso sull’economia italiana si vedono già: scatta un nuovo allarme con il report di Confcommercio.

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“La compromessa regolarità dei rifornimenti delle merci e l’incremento dei costi impattano sul sistema dei trasporti e sul commercio internazionale delle imprese italiane”: questo si legge nell’analisi della confederazione, che ha lanciato un avvertimento su quanto possa essere nociva la prolungata tensione – ormai una vera e propria guerra – in questo lembo di mare strategico.

Dai costi dei noli saliti alle stelle fino al calo vertiginoso dei transiti di merci – soprattutto importate dall’Italia – il commercio del nostro Paese soffre. Cosa rischia l’economia nazionale e perché c’è massima allerta.

Sono diversi gli aspetti da evidenziare come problematici per l’Italia in questo contesto di grave crisi commerciale nel Mar Rosso. Innanzitutto, secondo Confcommercio, è l’import nazionale ha soffrire maggiormente della tensione:

“Sul commercio internazionale delle imprese italiane i maggiori problemi riguardano soprattutto l’import. Attraverso il Canale di Suez si stima che passi, infatti, il 16% delle importazioni italiane di beni in valore e il mancato arrivo delle merci importate espone, in molti casi, le imprese italiane a forti penali in quanto fornitori di una filiera.”

La riduzione dei transiti nel Canale di Suez impatta specialmente automotive, moda e alcuni settori legati all’alimentare come gli acquisti di riso, oli vegetali, tè e caffè.

Inoltre, Confcommercio ha ribadito che i costi dei noli per un container di 40 piedi sulla rotta Shangai-Genova sono balzati del 129% rispetto al 2023. Non solo, quello che emerge è anche una rilevante riduzione dei transiti delle navi attraverso il Canale di Suez, da cui passa circa il 40% del nostro interscambio commerciale marittimo (€154 MLD). Con un oltre un terzo in meno di passaggi, i porti nazionali ne risultano danneggiati. Trieste e Venezia sono i più colpiti, anche se è tutto il sistema Italia a uscirne penalizzato.

Sul medio-lungo periodo, inoltre, questa situazione di guerra e tensione nel Mar Rosso si tradurrà in un ostacolo per l’Ue – e la stessa Italia – nell’instaurare solide relazioni commerciali con Paesi chiave, quali India e Vietnam. In una prospettiva futura in cui la Cina resta più ai margini e si intensificano rapporti con altre nazioni, i due Stati asiatici spiccano come indiscussi protagonisti. Grazie alla loro potenziale forza demografica, economica, di sviluppo, essi sono nuove frontiere del commercio.

La chiusura del passaggio nel Mar Rosso, però, ne limita i collegamenti. Con un danno all’Italia e all’Europa tutta.

Fonte: www.money.it