La tracciabilità del marmo è realtà: votato lo storico accordo

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La tracciabilità ora è reale e le aziende useranno i loro software per comunicare la movimentazione dei blocchi, grazie alle nuove modifiche approvate dal consiglio comunale riguardo il regolamento delle cave di marmo. Lunedì sera, sono state ratificate le delibere 50 e 51, che aggiornano le normative del 2 luglio 2020 sulla tracciabilità del materiale lapideo e la lavorazione in loco di almeno il 50% del materiale, come indicato nell’articolo 21 del regolamento del marmo.

La sindaca Serena Arrighi ha descritto questo documento come “fondamentale per l’applicazione della legge regionale 35”, frutto di un lungo e collettivo lavoro basato su sicurezza, ambiente e una più equa redistribuzione della ricchezza. Grazie a un codice univoco, i concessionari potranno comunicare con il sistema informatico del comune, permettendo la tracciabilità dei materiali lapidei dal monte alla pesa e dalla pesa all’opificio scelto per la lavorazione. Tuttavia, i software utilizzati dagli imprenditori dovranno essere compatibili con quello del Comune.

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Un aspetto cruciale è la lavorazione in loco di almeno il 50% del materiale, un requisito che ha permesso il rinnovo delle concessioni. Questo passaggio, dalla pesa all’opificio, sarà essenziale per verificare il rispetto di tale margine.

Durante il consiglio, è stata discussa anche la questione dei beni estimati, che, a differenza delle cave di marmo, non possono essere considerati pubblici. Si attende il giudizio della Cassazione, che, se favorevole, vedrà l’applicazione del regolamento 21 anche su questi beni, ma solo se la regione modificherà la legge 35.