Secondo i dati di Confartigianato, l’Isola è seconda solo al Molise per l’incidenza del settore sull’economia regionale, con 416 imprese e oltre 1.500 addetti. A preoccupare, tuttavia, sono i rincari record su logistica e macchinari e un export che fatica a trattenere valore aggiunto.
Il marmo e le pietre naturali estratte e lavorate in Sardegna continuano a rappresentare un’eccellenza e un pilastro strategico per l’economia dell’Isola, ma il settore si trova ad affrontare una fase cruciale, stretta tra rincari operativi da record e la complessa sfida dell’internazionalizzazione. È quanto emerge dall’ultimo quadro economico tracciato da Confartigianato Imprese Sardegna, che fotografa una filiera profondamente radicata nel territorio ma chiamata a un necessario salto di qualità per reggere le nuove dinamiche globali.
I numeri di una leadership territoriale
La Sardegna vanta una densità di imprese e addetti con pochi eguali a livello nazionale. Secondo l’analisi, l’Isola occupa il secondo posto in Italia (dietro soltanto al Molise) per l’incidenza degli addetti all’estrazione e lavorazione del lapideo sul totale dell’economia regionale. Il comparto conta ben 416 imprese registrate – di cui 182 di natura artigiana – che garantiscono lavoro a 1.522 addetti.
A livello territoriale, la geografia del marmo sardo vede il polo di Sassari-Gallura guidare la classifica per numero di occupati con 499 addetti (di cui 221 artigiani). Segue a ruota la provincia di Nuoro con 373 lavoratori, un bacino da sempre ai vertici delle classifiche nazionali del settore per tradizione e volumi (si pensi al celebre distretto del marmo di Orosei). Completano il quadro Cagliari (299 addetti), Oristano (186) e il Sud Sardegna (166).
«I dati confermano come il settore del lapideo e delle estrazioni sia un asset strategico per la nostra Isola», ha sottolineato Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna. La qualità dei materiali sardi – dal marmo ai graniti, fino a basalti e trachiti – è indubbia ed è ampiamente in grado di competere sui mercati internazionali di fascia alta.
L’allarme sui costi: logistica ed energia
Nonostante la resilienza del comparto produttivo, la marginalità delle aziende è messa a dura prova. A pesare sui bilanci non sono solo le storiche sfide legate all’insularità, ma una congiuntura sfavorevole che ha fatto lievitare i costi di produzione a livelli allarmanti.
Tra i fattori più critici evidenziati nel 2026 vi è l’aumento dei prezzi dei metalli e dei minerali necessari per i macchinari utilizzati nella lavorazione e nel taglio: un rincaro che a maggio ha sfiorato il +39,3% su base annua. A questo si sommano le criticità legate all’aumento dei costi energetici e le recenti applicazioni delle direttive marittime sull’ETS (Emission Trading System), che rischiano di tradursi in ulteriori milioni di euro di spese di trasporto all’anno. Per le imprese sarde, che necessitano di movimentare carichi pesanti verso il continente e l’estero, questo “dazio geografico” è diventato un fardello sempre più pesante.
Il nodo dell’export e la sfida del valore aggiunto
Se l’estrazione e la qualità della materia prima viaggiano a ritmi sostenuti, la vera nota dolente resta l’esportazione. Rispetto ad altri storici distretti italiani, la Sardegna continua a faticare nell’imporsi sui mercati esteri con il prodotto finito e semilavorato. Gran parte della pietra estratta in Sardegna viene ancora esportata sotto forma di blocchi grezzi per essere poi trasformata altrove, limitando così in maniera drastica la ricaduta di ricchezza sul territorio d’origine.
La ricetta per invertire la rotta passa per forza di cose dall’aggregazione. «Ottimi esempi arrivano dalla Toscana – osserva Meloni – dove le imprese si sono consorziate, investendo nella produzione di lastre e semilavorati e trattenendo così maggiore ricchezza sul territorio. Anche in Sardegna dovremmo seguire questa strada».
La sfida per il futuro è chiara: mettere a sistema il “brand Sardegna” attraverso la creazione di reti d’impresa. Parallelamente, si guarda al supporto delle istituzioni regionali per l’internazionalizzazione, uno strumento fondamentale per portare le piccole e medie imprese del lapideo sardo nelle più grandi fiere di settore mondiali. L’obiettivo non è più solo vendere la pietra, ma esportare il design, la manifattura e il pregio della lavorazione finita.
































