La Corte Suprema di Cassazione ha recentemente emesso due ordinanze che rinviano al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Toscana la trattazione dei ricorsi presentati da circa trenta aziende del settore lapideo di Carrara. Le imprese chiedevano il riconoscimento del diritto di livello perpetuo e/o di enfiteusi su alcuni terreni marmiferi comunali.
Secondo le ordinanze, «la posizione giuridica delle ricorrenti deve qualificarsi necessariamente in termine di concessione, sicché è escluso il godimento perpetuo, essendo la concessione necessariamente temporanea». Il giudice Antonio Manna ha chiarito che la controversia riguarda concessioni di beni appartenenti al patrimonio indisponibile comunale ed è strettamente connessa all’esercizio di poteri autoritativi della pubblica amministrazione.
La sindaca di Carrara, Serena Arrighi, ha commentato: «Queste ordinanze sono importanti perché, pur rimandando la decisione di merito al TAR, affermano un principio fondamentale: l’esclusione del godimento perpetuo delle concessioni. In questo modo la suprema corte conferma l’impianto di leggi e regolamenti costruito negli anni». Arrighi ha inoltre ricordato le iniziative del Comune, come le convenzioni con le imprese escavatrici, il nuovo disciplinare per la concessione degli agri marmiferi, la tracciabilità dei materiali estratti e la creazione dell’osservatorio sul marmo.
Le ordinanze ricostruiscono la storia e l’evoluzione dei cosiddetti livelli, ribadendo che i terreni marmiferi appartengono al patrimonio indisponibile comunale e come tali devono essere gestiti. Al contempo, le aziende interessate mantengono aperta la possibilità di ulteriori approfondimenti legali presso il TAR, secondo le procedure amministrative previste.
Per il settore lapideo, la decisione conferma un principio chiave: le concessioni sono temporanee e soggette alla normativa vigente. L’esito finale delle controversie, una volta esaminate dal TAR, potrà influenzare la gestione futura delle concessioni marmifere e la pianificazione delle attività estrattive.
In questo contesto, la vicenda rimane un punto di riferimento per chi opera nella filiera del marmo a Carrara, fornendo indicazioni sulle regole amministrative e sulla gestione dei beni comunali senza entrare in valutazioni di merito sulle singole aziende.
































