Il 12 luglio 2025, il governo del Presidente Donald Trump ha annunciato l’introduzione di dazi del 30% su tutte le importazioni provenienti dall’Unione Europea, con entrata in vigore dal 1º agosto. La decisione è stata motivata dal disavanzo commerciale degli Stati Uniti nei confronti dell’UE e dalla necessità di garantire «condizioni eque e reciproche» nel commercio bilaterale.
L’annuncio è arrivato dopo un periodo transitorio di tre mesi, durante il quale era stato applicato un dazio provvisorio del 10%, con l’obiettivo di favorire i negoziati. Tuttavia, il mancato raggiungimento di un accordo ha portato all’applicazione integrale del dazio del 30%, che colpisce ora direttamente una serie di prodotti europei destinati all’esportazione – tra cui i marmi e graniti lavorati.
Questa nuova politica doganale è destinata a generare forti turbolenze nei flussi commerciali, colpendo in particolare gli Stati membri dell’UE con una marcata attività esportatrice verso il mercato statunitense.
In questo contesto, è utile esaminare in che modo vengono colpite le esportazioni di marmi e graniti lavorati dai Paesi dell’Unione Europea verso gli Stati Uniti, a partire dai marmi lavorati.
La supremazia dell’Italia nelle esportazioni di marmi verso gli Stati Uniti
Tra i Paesi membri dell’UE, l’Italia detiene nettamente il primo posto nelle esportazioni di marmi lavorati verso gli Stati Uniti. Nel 2024, le esportazioni italiane hanno raggiunto i 423 milioni di euro, rappresentando l’89,4% del valore totale delle esportazioni dell’UE nel settore. Anche in termini di quantità, l’Italia è in testa con oltre 102.000 tonnellate, pari all’81,2% del totale.
Il mercato statunitense rappresenta il più importante sbocco mondiale per i marmi lavorati italiani. Nel 2024, gli Stati Uniti hanno assorbito il 39,23% del valore complessivo delle esportazioni italiane di marmi e il 22,43% del volume totale esportato.
Alla luce di questi dati, è evidente che l’Italia sarà il Paese europeo più colpito dall’introduzione del dazio del 30%.
Paesi con alti valori di esportazione e forte dipendenza dagli Stati Uniti
Dopo l’Italia, anche Grecia, Spagna e Portogallo registrano performance significative nell’export di marmi lavorati verso gli Stati Uniti.
Nel 2024, la Grecia ha esportato prodotti in marmo per un valore di 26,6 milioni di euro verso gli Stati Uniti, pari al 14,68% del suo valore totale di esportazione. Si tratta della seconda performance più elevata tra i Paesi dell’UE, a conferma di un legame commerciale particolarmente stretto con il mercato americano.
Segue la Spagna, con esportazioni pari a 12,97 milioni di euro, equivalenti al 10,11% del suo export complessivo. Sebbene il grado di dipendenza sia inferiore rispetto a quello della Grecia, la Spagna mantiene una presenza costante negli USA, grazie soprattutto a prodotti ben posizionati e con prezzi medi competitivi.
Il Portogallo si colloca al terzo posto tra i Paesi dell’UE che combinano un valore esportativo relativamente alto con una significativa dipendenza dal mercato statunitense, con esportazioni pari a 5,76 milioni di euro e una quota del 9,47%.
Sebbene Paesi come la Francia e il Belgio mostrino un’elevata dipendenza percentuale dagli Stati Uniti (9–12%), i valori assoluti sono molto più contenuti, e pertanto le perdite economiche, in termini assoluti, saranno presumibilmente più limitate.
Conclusioni
L’introduzione del nuovo dazio del 30% da parte degli Stati Uniti è destinata a provocare importanti cambiamenti nelle esportazioni di marmi lavorati dall’Unione Europea, colpendo soprattutto i Paesi con una forte presenza nel mercato americano. L’Italia, che domina in termini di valore e volume, si trova al centro delle ricadute. Tuttavia, anche Paesi come Grecia, Spagna e Portogallo dovranno affrontare sfide rilevanti, poiché gli Stati Uniti rappresentano per loro una destinazione strategica di export.
Il proseguimento di questa politica commerciale da parte degli USA potrebbe costringere le imprese europee del settore a rivedere le proprie strategie, sia attraverso un adeguamento dei prezzi, sia cercando mercati alternativi.


































