Il mercato cinese del marmo entra in una fase di transizione strutturale tra pressioni interne e tensioni globali

Credit by Marco Guidi (vecteezy.com)
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L’economia cinese ha registrato un forte avvio nel primo trimestre del 2026, con una crescita del PIL pari al 5%, superiore alle aspettative del mercato e in accelerazione rispetto al trimestre precedente. La crescita è stata sostenuta principalmente dalla produzione industriale e dalle esportazioni, confermando il continuo orientamento dell’economia verso la manifattura e il commercio estero.

Dietro questo risultato positivo, tuttavia, persistono importanti squilibri strutturali. La domanda interna continua a rimanere debole, mentre consumi e investimenti mostrano una dinamica contenuta. Il divario tra una forte capacità produttiva e una domanda domestica fragile rappresenta ormai una delle principali caratteristiche dell’economia cinese, con effetti diretti anche sul settore della pietra naturale.

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Parallelamente, gli sviluppi geopolitici in Medio Oriente — e in particolare il conflitto con l’Iran — si stanno affermando come un rilevante fattore di rischio esterno. L’aumento dei prezzi energetici ha incrementato i costi di produzione e trasporto, esercitando ulteriori pressioni sull’attività industriale e sulle esportazioni. Le spinte inflazionistiche generate dall’aumento dei costi, e non da una maggiore domanda, stanno comprimendo i margini aziendali e indebolendo ulteriormente i consumi.

Sebbene la Cina appaia relativamente resiliente a eventuali shock energetici diretti, gli effetti indiretti stanno diventando sempre più evidenti. Il rallentamento della domanda globale e l’aumento dell’incertezza nel commercio internazionale stanno già incidendo sul ritmo delle esportazioni, soprattutto verso la fine del trimestre.

Il settore edilizio resta il principale fattore di debolezza

La crisi prolungata del settore immobiliare continua a rappresentare il principale limite per il mercato del marmo. I dati del National Bureau of Statistics of China confermano il peggioramento del comparto edilizio nel primo trimestre del 2026:

  • Nuove costruzioni: -21,18%
  • Costruzioni completate: -26,18%
  • Vendite immobiliari: -19,76%
  • Investimenti immobiliari: -10,75%

Questi dati confermano che la crisi del settore non è più di natura congiunturale ma strutturale. Per decenni l’attività edilizia ha rappresentato uno dei principali motori della domanda di materie prime. Oggi, invece, il settore si trova in una fase di prolungato ridimensionamento, riducendo sensibilmente la domanda interna di marmo e granito.

Le esportazioni di marmo lavorato diventano il principale strumento di assorbimento

In questo contesto, le esportazioni di marmo lavorato assumono un ruolo sempre più centrale nel sostenere l’attività produttiva. Nel primo trimestre del 2026, le esportazioni di marmo lavorato sono aumentate del 6,15% in valore e del 29,55% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025.

Tuttavia, questa crescita è stata determinata soprattutto dal forte calo del prezzo medio per tonnellata (-18,06%), sceso al terzo livello più basso dell’ultimo decennio. Ciò evidenzia come la strategia export della Cina sia oggi basata principalmente sul mantenimento dei volumi piuttosto che sull’aumento del valore.

I dati mensili mostrano inoltre un rallentamento verso la fine del trimestre. Tra febbraio e marzo 2026, le esportazioni sono diminuite del 17,2% in valore e del 14,29% in volume, in coincidenza con l’escalation del conflitto con l’Iran.

Le perdite più rilevanti sono state registrate nei mercati del Medio Oriente, come Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, ma anche negli Stati Uniti e in alcuni mercati asiatici. Questo suggerisce che le tensioni geopolitiche non incidono più soltanto sui costi logistici, ma anche direttamente sulla domanda internazionale e sull’attività dei progetti.

Le importazioni di marmo grezzo riflettono un mercato sotto pressione

Le importazioni di marmo grezzo rappresentano l’indicatore più diretto delle condizioni della domanda interna cinese. Nel primo trimestre del 2026, le importazioni hanno registrato solo una crescita marginale: +4,08% in valore e +1,40% in volume.

Parallelamente, il prezzo medio per tonnellata è aumentato del 2,64%, raggiungendo il livello più alto dell’ultimo decennio. Nonostante ciò, sia il valore sia i volumi restano significativamente inferiori ai livelli del 2018, segnale di un mercato che opera ancora in condizioni di forte pressione.

L’aumento dei prezzi non riflette necessariamente un miglioramento qualitativo dei materiali, ma è legato anche all’aumento dei costi energetici e logistici. Allo stesso tempo, la crescita limitata delle importazioni dimostra la cautela delle imprese cinesi nella gestione delle scorte e nell’espansione della produzione.

Verso una nuova struttura degli approvvigionamenti

Il mercato cinese del marmo sta evolvendo verso un modello di approvvigionamento più diversificato e multipolare.

Fornitori tradizionali come Turchia, Grecia, Iran ed Egitto mantengono un ruolo importante, ma la loro posizione relativa appare gradualmente più debole. Al contrario, paesi come India, Croazia, Namibia e Brasile stanno rafforzando la propria presenza, coprendo specifici segmenti della domanda attraverso competitività di costo o differenziazione del prodotto.

L’Italia continua invece a consolidare la propria posizione nel segmento premium del mercato, mantenendo elevato potere di prezzo e una domanda stabile per materiali di alta qualità.

Una nuova segmentazione del mercato

La fascia inferiore ai 200 dollari per tonnellata continua a rappresentare la base stabile dell’offerta low-cost. Sebbene i volumi rimangano relativamente stabili, l’aumento dei prezzi medi indica che gli spazi per ulteriori compressioni dei prezzi stanno diminuendo.

La fascia 200–300 dollari, al contrario, registra il peggior indebolimento, con cali simultanei sia nei volumi sia nei prezzi. Questo suggerisce che il tradizionale segmento “intermedio” stia progressivamente perdendo il proprio ruolo strategico.

La fascia 300–400 dollari emerge invece come la nuova area di equilibrio del mercato, concentrando volumi significativi ma sotto forte pressione competitiva sui prezzi. In questo processo assumono un ruolo centrale il riposizionamento della Grecia e il rafforzamento di Croazia e Brasile.

Infine, la fascia superiore ai 400 dollari continua a rappresentare il segmento premium del mercato, caratterizzato da volumi più contenuti ma da forte autonomia di prezzo. L’Italia rimane il principale fornitore di questa categoria, confermando la resilienza della domanda per materiali specializzati e ad alto valore aggiunto.

Prospettive: dalla crescita della domanda alla gestione dei flussi

Nel complesso, il primo trimestre del 2026 conferma che il mercato cinese del marmo non opera più secondo un modello fondato sull’espansione della domanda interna, ma su una logica di gestione e riallocazione dei flussi.

La debolezza persistente del settore edilizio limita la capacità del mercato domestico di assorbire materie prime. Di conseguenza, le esportazioni di prodotti lavorati diventano il principale strumento di sostegno dell’attività produttiva.

Allo stesso tempo, le imprese cinesi sembrano adottare strategie sempre più aggressive in termini di prezzi e presenza internazionale, nel tentativo di preservare quote di mercato in un contesto caratterizzato da crescente incertezza geopolitica e competizione globale.

Questa trasformazione sta ridefinendo non solo il mercato cinese, ma anche l’intera struttura del commercio internazionale del marmo. La Cina si sta progressivamente trasformando da mercato trainato dall’espansione della domanda di materie prime a sistema più selettivo, strategico e multilivello.

Per i paesi fornitori, la competitività dipenderà sempre meno soltanto dal prezzo o dalla capacità produttiva e sempre più dal posizionamento strategico, dalla differenziazione e dalla capacità di adattarsi a un mercato sempre più complesso, competitivo e volatile.

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