Le importazioni statunitensi di marmo lavorato sono diminuite del 7,44% in valore e del 10,44% in volume. L’Italia ha rafforzato la propria posizione, la Turchia ha mantenuto un ruolo importante, mentre emergono differenze significative tra i principali Stati americani.
Il mercato statunitense del marmo lavorato ha registrato livelli inferiori nel primo semestre 2026, secondo l’analisi dei dati relativi alle importazioni del periodo.
Il valore complessivo delle importazioni di marmo lavorato è diminuito del 7,44% rispetto al primo semestre 2025, mentre i quantitativi importati sono scesi del 10,44%. Parallelamente, il valore medio comparabile per tonnellata è aumentato del 2,55%.
I dati indicano più una correzione del mercato che una contrazione generalizzata. La diminuzione dei volumi segnala un indebolimento dell’attività commerciale, mentre l’aumento del valore medio per tonnellata indica che prezzi e mix di prodotto continuano a svolgere un ruolo significativo.
Un secondo trimestre più solido
I dati trimestrali evidenziano una differenza significativa tra il primo e il secondo trimestre del 2026.
Nel primo trimestre, il valore delle importazioni di marmo è diminuito del 17,28%. Anche granito e ceramica hanno registrato forti contrazioni, rispettivamente del 51,69% e del 27,22%, mentre la quarzite è aumentata del 4,80%.
Nel secondo trimestre il quadro è migliorato. Le importazioni di marmo sono aumentate del 2,49% in valore, mentre la quarzite ha registrato una crescita dell’11,83%. Granito e ceramica sono rimasti in territorio negativo, ma con contrazioni più contenute.
L’evoluzione indica quindi una stabilizzazione selettiva nel secondo trimestre, piuttosto che una ripresa generalizzata del mercato statunitense.
Traiettorie differenti per i principali materiali
I dati degli ultimi dieci anni evidenziano differenze significative tra i principali materiali importati negli Stati Uniti.
Tra il primo semestre 2016 e il primo semestre 2026, il valore delle importazioni di marmo è aumentato del 10,9%, mentre i quantitativi sono diminuiti dell’1,5%.
Nello stesso periodo, il granito ha registrato una contrazione molto più marcata, con il valore delle importazioni in calo del 63,6% e i volumi del 58,1%.
La quarzite ha seguito invece una traiettoria nettamente diversa, con un aumento del valore delle importazioni del 128,8% e dei quantitativi del 72,7%.
Nel primo semestre 2026, il valore medio delle importazioni si è attestato a circa 1.097 dollari per tonnellata per il marmo, rispetto a circa 1.187 dollari per la quarzite, 619 dollari per la ceramica e 584 dollari per il granito.
I dati confermano quindi una posizione distinta del marmo nel mercato statunitense, con un valore medio superiore a quello del granito e della ceramica e una dinamica di lungo periodo significativamente diversa da quella di entrambi.
Italia e Turchia restano i due principali poli di approvvigionamento
La concentrazione dei fornitori rimane particolarmente elevata nel mercato statunitense del marmo lavorato. I primi dieci fornitori hanno rappresentato il 95,71% del valore totale delle importazioni nel primo semestre 2026.
Italia e Turchia hanno rappresentato insieme il 66,11% del valore complessivo, rispetto al 63,18% del primo semestre 2025 e al 58,87% del 2016.
L’Italia ha registrato il valore di importazione più elevato dell’intero periodo analizzato e il quantitativo più alto dal 2016. Tra i primi semestri 2024 e 2026, le importazioni di marmo italiano sono aumentate del 21,57% in valore e del 21,65% in volume, mentre il valore medio per tonnellata è rimasto sostanzialmente stabile, sopra i 3.100 dollari.
La Turchia ha seguito una dinamica diversa. Nel primo semestre 2026, il valore delle importazioni è diminuito del 15,73% e i quantitativi del 19,96%. Parallelamente, il valore medio per tonnellata è aumentato del 5,28%, raggiungendo 631,10 dollari.
Anche la Cina ha registrato una dinamica divergente. I quantitativi importati sono aumentati del 13,33%, mentre il valore delle importazioni è diminuito del 32,70%. Il valore medio per tonnellata è quindi sceso del 40,61%, a 670,76 dollari.
Anche la Grecia ha registrato una diminuzione nel primo semestre 2026, con importazioni di marmo in calo del 7,71% in valore e del 6,68% in volume. La sua presenza sul mercato statunitense rimane più limitata in termini quantitativi, con il marmo greco posizionato nei segmenti di maggiore valore.
I dati evidenziano quindi differenze significative nelle performance dei singoli fornitori, sia in termini di volume e valore, sia per quanto riguarda il valore medio dei prodotti importati negli Stati Uniti.
La distribuzione geografica delle importazioni si sta modificando
Differenze significative emergono anche nella distribuzione delle importazioni di marmo tra i diversi Stati americani.
Sei Stati — California, Florida, Texas, New Jersey, New York e Georgia — hanno rappresentato il 74,01% del valore totale delle importazioni nel primo semestre 2026. La quota era del 74,28% nel 2025 e del 73,60% nel 2016, indicando una concentrazione geografica complessivamente stabile.
All’interno di questo quadro, tuttavia, le performance dei singoli Stati sono state molto differenti.
La Florida ha registrato la contrazione più marcata tra i principali mercati. Il valore delle importazioni è diminuito del 24,63%, a 86,75 milioni di dollari, mentre i quantitativi sono scesi del 28,48%, a circa 131.650 tonnellate. Il valore medio per tonnellata è invece aumentato del 5,24%, raggiungendo 651,93 dollari.
Secondo l’analisi, la Florida ha rappresentato circa il 62% della diminuzione nazionale del valore delle importazioni e il 92,18% della riduzione dei quantitativi.
La California ha invece registrato un aumento dell’1,03% del valore delle importazioni e del 17,15% dei quantitativi. Il valore medio per tonnellata è diminuito del 14,77%, a 1.053,33 dollari.
Anche il Texas ha registrato una crescita del valore delle importazioni, pari al 5,68%, a 81,79 milioni di dollari, nonostante una diminuzione del 4,34% dei quantitativi. Il valore medio per tonnellata è aumentato del 14,94%, raggiungendo 1.063,65 dollari.
Il New Jersey ha registrato aumenti del 2,40% in valore e del 5,37% in volume.
New York ha seguito una dinamica diversa: il valore delle importazioni è diminuito del 7,93%, mentre i quantitativi sono aumentati del 10,57%. Il valore medio per tonnellata è sceso del 16,51%, a 1.818,02 dollari, pur rimanendo il più elevato tra i sei principali Stati e superiore del 65,75% alla media nazionale.
I dati evidenziano quindi cambiamenti significativi all’interno del mercato statunitense, nonostante la concentrazione geografica complessiva sia rimasta relativamente stabile.
I dazi sono un fattore, ma non l’unica spiegazione
Il primo semestre 2026 si è sviluppato inoltre in un contesto commerciale statunitense in evoluzione, con il passaggio dal precedente regime tariffario a un sovrapprezzo temporaneo aggiuntivo del 10%, introdotto il 24 febbraio, con trattamenti differenti per i singoli Paesi.
I dazi costituiscono quindi uno degli elementi che hanno caratterizzato il contesto commerciale nel quale hanno operato fornitori e importatori. Tuttavia, i dati non supportano un’interpretazione delle variazioni tra Paesi, materiali e Stati americani basata su un unico fattore tariffario.
Anche i livelli di prezzo, il mix di prodotto, la scala produttiva, le reti commerciali consolidate e l’accesso ai diversi segmenti della domanda influenzano le performance dei singoli fornitori.
Un mercato in fase di adattamento
I dati del primo semestre descrivono un mercato statunitense del marmo lavorato più debole in termini di volumi, ma caratterizzato da dinamiche non uniformi.
La diminuzione del 7,44% del valore delle importazioni e del 10,44% dei quantitativi indica una correzione rispetto al 2025. Allo stesso tempo, il miglioramento registrato nel secondo trimestre, il valore medio relativamente elevato delle importazioni di marmo e le differenti performance di fornitori e Stati indicano un mercato in fase di adattamento, piuttosto che una contrazione lineare.
L’Italia ha rafforzato la propria posizione, la Turchia ha mantenuto un ruolo importante, mentre la Cina ha registrato una significativa diminuzione del valore medio delle importazioni. La Grecia continua a essere presente sul mercato statunitense, nonostante il calo delle importazioni nel primo semestre dell’anno.
Per il resto del 2026, l’evoluzione della domanda, dei prezzi, della politica commerciale e della distribuzione dell’attività tra i diversi Stati americani resterà tra i principali fattori da osservare per valutare la direzione del mercato.


































