Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge regionale toscana numero 52 del 2025, che ridefinisce le regole per l’attività estrattiva e la lavorazione del marmo. Nel comunicato ufficiale, il Governo sottolinea che il provvedimento entra in conflitto con principi costituzionali fondamentali, tra cui la libertà d’iniziativa economica, la concorrenza e la libera circolazione dei beni.
Approvata dalla giunta regionale negli ultimi mesi della scorsa legislatura, la legge impone alle imprese del settore di lavorare localmente almeno la metà del materiale estratto, estendendo questo obbligo anche ai cosiddetti beni estimati, cioè le cave considerate private. Una misura che, secondo l’esecutivo, introduce restrizioni sproporzionate e difficilmente sostenibili, alterando gli equilibri economici di un comparto già in difficoltà.
Il Governo contesta inoltre la mancata coerenza della normativa regionale con le leggi nazionali, evidenziando come alcuni articoli interferiscano con competenze statali in materia economica. L’intervento dell’esecutivo, che arriva contestualmente alla presentazione della manovra da 18 miliardi, rappresenta un chiaro richiamo alla Regione, chiamata ora a rivedere il testo.
Con l’impugnazione della legge, la questione passerà ora all’esame della Corte costituzionale, aprendo una fase di confronto decisiva tra Stato e Regione sul futuro del settore marmifero toscano.
































