Marmor nostrum in Mare Nostrum: Genova e l’inattesa Repubblica del marmo

Photo: www.primocanale.it
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La storia di Genova tra Sei e Settecento è nota soprattutto per il suo ruolo di grande potenza finanziaria e per il suo porto, crocevia del Mediterraneo. Meno conosciuta — quasi nascosta negli archivi e nelle memorie degli addetti ai lavori — è invece la vicenda dell’affermazione di un’autentica Repubblica del marmo, una comunità economica articolata e vivace che trasformò la città in uno dei principali poli europei per la lavorazione e il commercio dei materiali lapidei. A riportare alla luce questo capitolo sorprendente è Roberto Santamaria con il volume Marmor nostrum in Mare Nostrum. Genova e l’affermazione di una Repubblica del marmo in Età moderna, frutto di decenni di ricerche archivistiche e ricostruzioni inedite.

Una ricostruzione sistematica e senza precedenti

Il libro rappresenta la prima grande sintesi della storia dei marmorari genovesi nella prima Età moderna, un mondo ancora poco esplorato fuori dagli ambienti specialistici. Santamaria, ricercatore dell’Archivio di Stato, delinea con rigore la nascita e l’evoluzione di una vera comunità economica fondata intorno alla lavorazione del marmo: scalpellini, cavatori, trasportatori, mercanti e imprenditori che costruirono nel tempo una rete internazionale di relazioni, capace di unire cave, porti, botteghe artistiche e cantieri monumentali.

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I marmorari genovesi emergono dalle sue pagine non come semplici artigiani, ma come protagonisti di una complessa filiera produttiva che richiedeva competenze tecniche, capacità organizzative e spirito imprenditoriale. Un sistema economico reale, solido, che contribuì in modo sostanziale allo sviluppo urbano e culturale della città.

Quando anche Michelangelo guardò a Genova

A conferma dell’importanza del capoluogo ligure nel traffico del marmo, Santamaria e gli interventi che hanno accompagnato la presentazione del volume riportano episodi emblematici. Tra questi, spicca quello ricordato da Luigi Attanasio, presidente della Camera di Commercio di Genova:

Michelangelo, in cerca di un metodo efficace per trasportare i blocchi di marmo da Carrara fino ai cantieri di San Pietro, si rivolse proprio ai marinai e ai tecnici genovesi. Nei leudi, le tipiche imbarcazioni locali, trovò la soluzione ideale per evitare danni alla preziosa materia prima. Un dettaglio che testimonia quanto avanzata fosse la conoscenza logistica e marinara sviluppata in città.

La presentazione del libro si inserisce inoltre nel percorso di avvicinamento alle celebrazioni per i 500 anni della Repubblica di Genova, occasione nella quale si intende valorizzare anche questa pagina inattesa della storia cittadina.

Genova, laboratorio mediterraneo di innovazione

Il volume di Santamaria mostra con chiarezza come Genova fosse, nell’Età moderna, un centro di scambi e competenze strategiche nel Mediterraneo. L’indotto del marmo contribuì a modellare non solo l’economia locale, ma anche linguaggi artistici e architettonici che influenzarono ampie aree d’Europa.

La capacità dei marmorari di specializzarsi, muoversi, costruire reti internazionali e dialogare con mercati lontani anticipa tratti tipici dell’imprenditorialità contemporanea. Attraverso la loro storia, Santamaria offre anche una lettura originale delle dinamiche sociali e delle corporazioni d’arte, mostrando come il sistema genovese del marmo costituisse un osservatorio privilegiato per interpretare trasformazioni economiche di lungo periodo.

Fonte: www.primocanale.it

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