Il rallentamento dell’attività edilizia negli Stati Uniti sta ridisegnando gli equilibri nel settore delle pietre decorative. La quarzite emerge come la grande vincitrice, il marmo premium tiene posizioni, mentre il granito affronta un declino storico.
Il quadro macroeconomico e la “pausa” delle costruzioni
Durante il primo trimestre del 2026, l’economia degli Stati Uniti ha mostrato una notevole resilienza. Il PIL reale è cresciuto a un tasso annuo del 2,0%, sostenuto principalmente dagli investimenti aziendali, dalle esportazioni e dai consumi.
Tuttavia, lo scenario nel settore delle costruzioni e dei materiali edili è decisamente più cauto. Il rallentamento del mercato immobiliare, già iniziato a manifestarsi nel 2025, si è riflesso chiaramente all’inizio dell’anno con una riduzione dei permessi di costruzione, dei progetti in corso e dei completamenti abitativi.
Parallelamente, l’indice di fiducia dei costruttori (NAHB/Wells Fargo Housing Market Index – HMI) è sceso significativamente a 37–38 punti, lontano dai livelli di 45–50 registrati nel 2024. Il basso afflusso di potenziali acquirenti a causa degli alti tassi di interesse sta costringendo i costruttori a muoversi con minor dinamismo e maggiore prudenza, adeguando gradualmente ordini e scorte alle reali condizioni di mercato.
Importazioni: Dallo stoccaggio all’adeguamento
La flessione edilizia ha trascinato al ribasso le importazioni dei principali materiali da rivestimento. A differenza del primo trimestre del 2025, quando il timore di nuovi dazi aveva portato ad acquisti preventivi e a un forte stoccaggio, il primo trimestre del 2026 è stato caratterizzato da una gestione delle scorte “col contagocce” e da ordini più maturi, dimostrando che il mercato è entrato in una fase di assestamento.
Vale la pena sottolineare che le importazioni di questo trimestre riflettono accordi conclusi mesi prima. Di conseguenza, l’escalation della crisi geopolitica in Medio Oriente (la guerra in Iran) e il conseguente aumento dei costi energetici e di trasporto non sono la causa dell’attuale calo, ma piuttosto fattori che eserciteranno una pressione più intensa nei prossimi trimestri.
La grande ristrutturazione del decennio (2016–2026)
Il confronto dei dati dell’ultimo decennio evidenzia un profondo cambiamento strutturale nelle preferenze del mercato statunitense, che non segue semplicemente i normali cicli economici ma ridefinisce radicalmente la concorrenza tra i materiali.
La trasformazione più radicale si registra nel mercato del granito lavorato, il grande sconfitto del decennio. Se nel primo trimestre del 2016 le importazioni di granito ammontavano a 246,5 milioni di dollari e 336 mila tonnellate, dieci anni dopo, nel primo trimestre del 2026, si sono ridotte a 75,9 milioni di dollari e 121,9 mila tonnellate. Si tratta di una perdita drastica del 69% in valore e del 64% in quantità, che indica un indebolimento permanente della sua competitività rispetto a materiali con una più forte identità estetica.
Al contrario, la quarzite naturale (quartzite) è la sovrana assoluta del periodo. Le sue importazioni sono letteralmente volate dai 72,4 milioni di dollari del 2016 ai 165,9 milioni di dollari del primo trimestre del 2026, segnando un incremento impressionante del 129%, con un aumento parallelo dei volumi del 74%. Ancora più sorprendente è il prezzo medio all’importazione, salito a 1.127 dollari per tonnellata, superando ormai anche il marmo, a testimonianza di una domanda forte e sostenibile per materiali che coniugano lusso estetico e resistenza funzionale.
Il marmo lavorato ha seguito una traiettoria decisamente più equilibrata e matura. Mantenendo il suo carattere premium per progetti di fascia alta, ha visto il valore delle sue importazioni salire dai 235,6 milioni di dollari del primo trimestre 2016 al massimo storico di 309,0 milioni nel corrispondente trimestre del 2025, prima di flettere a 255,3 milioni di dollari nel primo trimestre del 2026. Nonostante questa correzione, il prezzo medio all’importazione è rimasto elevato a 1.098 dollari per tonnellata, mentre il valore totale è rimasto virtualmente in linea con i livelli del 2023 (254,1 milioni di dollari), dimostrando l’ottima resilienza del materiale in periodi di tassi di interesse elevati.
Infine, le piastrelle di ceramica e le grandi lastre (slabs) rimangono i leader indiscussi del consumo di massa, sebbene abbiano registrato una contrazione significativa a 355,8 milioni di dollari nel primo trimestre del 2026, rispetto ai 488,9 milioni dell’anno precedente. Essendo strettamente legate all’edilizia di massa, le loro importazioni risentono più rapidamente delle pressioni sui mutui ipotecari, anche se il loro prezzo medio è rimasto stabile vicino ai 640 dollari per tonnellata.
Perché la quarzite e il marmo guadagnano terreno
Lo spostamento del mercato verso le pietre naturali non è solo una scelta estetica, ma è strettamente legato a questioni di salute pubblica e responsabilità legale. Le crescenti preoccupazioni relative all’esposizione professionale alla silice cristallina respirabile e le restrizioni introdotte o in fase di valutazione a livello internazionale per il quarzo composito (engineered quartz) fungono da catalizzatori. Architetti e costruttori si stanno rivolgendo nuovamente al marmo naturale e alla quarzite, poiché offrono un elevato valore estetico senza comportare gli stessi rischi normativi e legali.
Mappa geografica dei fornitori: Il duopolio Italia – Turchia
A livello di concorrenza internazionale, il mercato statunitense presenta oggi una maggiore diversificazione e complessità, con una chiara separazione dei ruoli tra i principali fornitori:
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Italia (Leader in Valore): Ha consolidato ulteriormente la sua posizione nel segmento premium, controllando oltre un terzo (1/3) del valore totale delle importazioni, nonostante la sua quota in volume rimanga inferiore.
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Turchia (Leader in Volume): Conferma il suo dominio assoluto in termini di quantità, coprendo quasi la metà (50%) delle tonnellate importate, mantenendo al contempo una forte presenza in valore grazie a prezzi competitivi.
Nel frattempo, la Cina prosegue il suo declino a lungo termine delle quote di mercato a causa del contesto commerciale, mentre paesi come India e Vietnam stanno gradualmente espandendo la propria presenza, ampliando la base geografica degli approvvigionamenti.
I catalizzatori che determineranno il futuro (2026–2027)
L’andamento dei prossimi mesi sarà influenzato da tre fattori critici:
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Politica doganale (Section 301): Le tariffe proposte dall’USTR potrebbero penalizzare pesantemente il marmo e il granito provenienti dal Brasile. Tuttavia, poiché la quarzite naturale sembra essere esclusa, si prevede che questo scenario accelererà ulteriormente lo spostamento delle esportazioni brasiliane verso la quarzite.
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Costi geopolitici e di trasporto: La crisi intorno all’Iran sta spingendo al rialzo i noli marittimi e i premi di rischio. Ciò colpisce in modo sproporzionato le pietre naturali a causa del loro elevato rapporto peso/valore, spingendo una parte del mercato verso catene di approvvigionamento regionali (es. Messico).
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Tensioni sul mercato del lavoro: I crescenti costi di conformità alle severe norme di protezione dalla silice, uniti alle mutevoli politiche migratorie degli Stati Uniti, potrebbero limitare la disponibilità di trasformatori qualificati (fabricators) nei laboratori, aumentando i costi di esecuzione dei progetti.
Conclusione: La resilienza del Premium
La conclusione principale è che il mercato statunitense non è di fronte a un collasso, bensì a una decelerazione selettiva. Il segmento premium—come dimostrato dalla tenuta dei prezzi elevati dei prodotti italiani e greci, nonché dalla resilienza della categoria superiore ai 2.000 dollari per tonnellata—mostra una notevole immunità ai cicli economici.
Per le aziende esportatrici, la vera battaglia non si gioca più sul terreno del prezzo più basso, ma sul livello del valore, della differenziazione, della sicurezza del materiale e del prestigio architettonico.


































