Il settore ceramico italiano a Bruxelles: ETS e pressioni ambientali minacciano l’industria

Photo: confindustriaceramica.it
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Il 2 e 3 dicembre, la dirigenza di Confindustria Ceramica e rappresentanti delle principali aziende italiane del settore ceramico si sono recati a Bruxelles per una serie di incontri con funzionari europei. L’obiettivo era presentare le crescenti preoccupazioni di un settore altamente energivoro e orientato all’export, che ritiene l’attuale quadro normativo europeo sul clima —in particolare il sistema di scambio delle emissioni (ETS)— una pressione in grado di incidere significativamente sulla sua sostenibilità e competitività.

Il settore comprende 248 aziende, sostiene 26.000 posti di lavoro diretti (circa 40.000 considerando l’intera filiera) ed esporta prodotti per un valore superiore a 6,3 miliardi di euro all’anno. I rappresentanti del settore sostengono che l’aumento dei costi energetici e l’onere dei diritti di emissione di CO₂ riducono la capacità di investimento, evidenziando che gli investimenti sono diminuiti del 20% in un solo anno — una tendenza direttamente collegata ai costi di conformità.

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Durante gli incontri con i funzionari europei e la sessione plenaria annuale dell’European Policy Ceramics Forum, sono stati discussi gli effetti dell’ETS, i meccanismi di compensazione e la concorrenza sleale dei Paesi terzi. Il settore avverte del rischio di delocalizzazione della produzione fuori dall’UE verso aree con standard ambientali e sociali inferiori, che potrebbe influire sia sulle economie europee sia sulle emissioni globali.

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Le autorità regionali dell’Emilia-Romagna hanno sottolineato che molte aziende hanno già investito in ammodernamenti tecnologici, riduzione delle emissioni e trasformazione digitale. Tuttavia, hanno espresso preoccupazione che regolamenti troppo rigidi o asimmetrici possano colpire anche le aziende più innovative, favorendo i produttori extra-UE.

Europarlamentari e rappresentanti delle istituzioni europee riconoscono le difficoltà affrontate dal settore ceramico italiano, ma sottolineano che il percorso verso la neutralità climatica rimane una priorità per l’UE. Le discussioni hanno evidenziato approcci diversi: alcuni sostengono la sospensione immediata o una revisione significativa dell’ETS per alleggerire l’onere finanziario a breve termine delle industrie ad alta intensità energetica, mentre altri propongono aggiustamenti mirati per mitigare gli impatti senza compromettere la strategia climatica complessiva dell’UE.

Contemporaneamente, le istituzioni europee sottolineano l’importanza di mantenere una base industriale forte in Europa, affinché la transizione verde non riduca la competitività o sposti la produzione verso Paesi con standard ambientali inferiori. Le discussioni hanno evidenziato che la sfida è duplice: ridurre le emissioni senza compromettere la sostenibilità delle aziende e salvaguardare i posti di lavoro nei settori ad alta specializzazione.

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In generale, gli incontri a Bruxelles hanno evidenziato le pressioni che il settore ceramico italiano sta affrontando e il bivio critico in cui si trova, mostrando al contempo gli sforzi continui dell’UE per combinare la transizione verde con il mantenimento di una solida base industriale, indicando che qualsiasi modifica all’ETS o alle politiche climatiche avrà conseguenze significative per l’economia e l’industria europea.

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