Il vino che invecchia nel marmo: una novità italiana

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Un’idea innovativa e audace sta prendendo piede nel panorama vitivinicolo italiano: la fermentazione e l’invecchiamento del vino in botti di marmo. Nata da un’intuizione di Nicola Del Nero e Lino Cybeo, questa tecnica ha già trovato applicazione concreta presso l’azienda agricola Giacomelli in Liguria.

Il progetto trae origine dall’incontro tra Del Nero, titolare del ristorante Le Palme a Marina di Massa, e Cybeo, titolare di un’azienda di marmi a Carrara. Insieme, hanno deciso di esplorare il connubio tra marmo e vino, dando vita a un prodotto unico nel suo genere.

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La botte di marmo, realizzata dallo scultore Alessandro Mosti e successivamente rifinita dai suoi familiari, ha una capacità di circa 3000 litri. Il blocco di marmo originario, del peso di 2,8 tonnellate, è stato svuotato al suo interno per ospitare il vino e sottoposto a un trattamento con resina per garantirne la tenuta.

Per la fermentazione e l’invecchiamento è stato scelto un blend di uve Vermentino (60%) e Trebbiano (40%), selezionato dopo attente prove condotte dall’enologo dell’azienda. Le caratteristiche del marmo, che garantiscono isolamento, tenuta e temperatura costante, influenzano positivamente l’evoluzione del vino, preservandone la freschezza che tenderebbe a disperdersi con l’utilizzo di materiali come acciaio o cemento.

Il vino prodotto in questa singolare botte, denominato “Marmo DiVino”, è attualmente disponibile in quantità limitata presso il ristorante Le Palme. L’etichetta, curata nei minimi dettagli, riflette l’unicità del prodotto e l’innovativa tecnica di produzione.

L’esperimento con la botte di marmo rappresenta un passo pionieristico nella ricerca di nuove frontiere per la vinificazione. I promotori del progetto guardano con entusiasmo al futuro, auspicando di poter ampliare la produzione e realizzare ulteriori botti di marmo, dando vita a una nuova linea di vini pregiati.

L’utilizzo del marmo come materiale per la fermentazione e l’invecchiamento del vino apre nuove interessanti prospettive, non solo per le sue proprietà intrinseche, ma anche per il valore simbolico che lega il vino al territorio e alla tradizione marmifera italiana. L’evoluzione di questa tecnica innovativa sarà sicuramente da seguire con attenzione negli anni a venire.